**La femme amazigh Depuis l'antiquité la femme amazigh jouait un rôle trés essentiels dans la vie quotidienne de la societé amazigh c'était-elle qui fesait tout. Elle entretenait la maison, préparait la cuisine, s'occupait de ses enfants, ramenait du bois, de l'eau, semait la terre et les âmes de tout ce qui est bon et encore plus elle gardait nos traditions et notre existance. Comme vous savez tous la culture amazigh est beaucoup plus orale, alors grâce à la femme, notre culture est toujours vivante et nous pouvons la voir actuellement devant nos yeux. Combien de générations de la grand mère à la mère et de la mère à sa fille, cette culture s'est-elle transmise ? Le but était de toujours de garder le trésor : la culture amazigh !!! Des poèmes, des proverbes et encore plus, elle était artiste sans savoir qu'elle était... C'était une bibliothèque vivante qui parlait d'une génération à l'autre . merci et mille merci aux femmes amazigh.
 

Tra Tangeri e Fes

 

La mattina ripartiamo in direzione Meknes, con il programma anche di visitare le rovine della città romana di Volubilis che si trova lungo il percorso, per poi in serata raggiungere Fèz. Dobbiamo percorre ben 417 km!

 

La prima parte del viaggio prevede l’attraversamento dei monti della catena del Rif, tra zone ricche di boschi di cedri, querce da sughero e abeti! L’ambiente non è molto diverso da quello che siamo abituati in molte zone del sud Europa.

 

Dopo averci lasciato alle spalle i monti del Rif, la zona cambia a poco a poco aspetto, l’ambiente è un altopiano pianeggiante, ma circondato da colline con meno vegetazione, zone brulle che si alternano a zone coltivate. Facciamo una sosta per visitare un souq settimanale, tipici del Marocco (durante il nostro tour ne abbiamo incontrati moltissimi). Si tratta di zone delimitate generalmente da mura, spesso lontano da centri abitati, ma poste sicuramente in posizione strategica per essere facilmente raggiungibile dagli abitanti del circondario, dove settimanalmente si danno appuntamento per acquistare o vendere qualsiasi tipo di prodotto, ma anche sarti e barbieri con i rispettivi strumenti di lavoro.

Venditori di pecore

in un Souq settimanale

Venditori di granaglie

in un Souq settimanale

Sarti

in un Souq settimanale

 

Visitarli è stata un’esperienza veramente interessante, un po’ un ritorno all’antico a quelli cioè che anche nelle nostre città dovevano essere una volta i mercati settimanali! Il souq è suddiviso a zone, a secondo dell’attività svolta, c’è la zona dove si vendono generi alimentari, quella per articoli per la casa, la zona dove si trovano sarti al lavoro, sempre uomini, ognuno con la sua macchina da cucire (a pedale ovviamente), quella dei barbieri e quella dove vengono venduti animali vivi e così via.

 

Ripartiti, dopo neanche mezz’ora di strada il pullman schiatta, esalando un bel pinnacolo di fumo a causa di un guasto al sistema elettrico. Siamo bloccati in aperta campagna, fortunatamente vicino ad un’area di servizio, chiusa per il periodo del Ramadan, ma quando il proprietario ha visto arrivare 17 persone disposte a tutto per un caffè o un the, ha velocemente riattivato tutti i servizi …. è proprio vero “pecunia non olet” anche se viene dagli infedeli! Nel giro di mezz’ora vengono fatti arrivare dei taxi dal paese più vicino e il nostro tour prosegue così fino a Fèz dove troveremo un nuovo pullman per proseguire il viaggio! A chiamarli taxi comunque c’è voluta tanta fantasia: erano vecchissime mercedes che già a guardarle facevano venire grossi dubbi che ancora fossero in grado di viaggiare, troppo mal ridotte anche per passarle nella categoria “antiche”! All’interno era stato eliminato tutto il superfluo, in modo da aumentare al massimo lo spazio e poter portare più persone possibile, come le maniglie sostituite da cordini; sulla pulizia stendiamo un velo pietoso. Non parliamo poi del modo come guidavano gli autisti: correvano come pazzi, per fare poi delle brusche frenate ogni volte che in lontananza vedevano una pattuglia di polizia (fortunatamente ce ne erano tante). Sono comunque disavventure che fanno parte del viaggio e alla fine si rivelano anche divertenti, specie rivedendole dopo che si sono concluse in modo positivo!

 

Volubilis

 

Con i nostri taxi arriviamo alle rovine di Volubilis. La zona è in un altopiano di circa 400 m, circondato da colline. La città risale al III secolo dopo Cristo e nel periodo di massimo splendore raggiunse una popolazione di 20.000 abitanti, notevole per quei tempi. Divenne un centro importante grazie alla produzione di olio e alle vicine miniere di rame. Rimase attiva fino all’arrivo degli arabi, che costruirono una nuova città sulle colline a pochi chilometri: Moulay Idriss, favorendone quindi l’abbandono da parte delle popolazione locali. Marmi e pietre furono utilizzati per costruire i palazzi della nuova città e infine il terremoto del 1755 assestò il colpo definitivo, distruggendo quello che era ancora rimasto. Oggi è stata riscoperta e tuttora sono in corso scavi. Rimane comunque molto interessante visitarla sia per ammirare splendidi edifici, ricostruiti dagli archeologi come il Campidoglio (con le rovine della Basilica e del Foro) e l’Arco di Trionfo costruito in onore dell’imperatore Caracalla, nonché le case romane, dove sono conservati bellissimi mosaici.

Volubilis: rovine romane

Volubilis: mosaico romano

Volubilis: rovine del foro romano

 

Moulay Idriss

 

Da Volubilis è ben visibile sul dorsale della vicina collina la cittadina di Moulay Idriss, che raggiungiamo per una visita veloce. Prende il nome dal suo fondatore, capostipite anche della prima dinastia che regnò in Marocco: un pronipote di Maometto dell’VIII secolo dopo Cristo, scappato dall’Arabia per sfuggire alle lotte dinastiche scatenate dalla successione al profeta (a lui si deve anche la fondazione della città di Fèz). Moulay Idriss è una delle città sante dell’Islam e richiama pellegrini da ogni parte del paese una volta all’anno durante una la festa tradizionale dedicata al fondatore. Purtroppo il monumento più interessante della cittadina, il Mausoleo di Moulay Idriss, è aperto solo ai musulmani e pertanto ci si deve solo limitare a dare uno sguardo alla porta di ingresso, da cui si riesce ad intuire solo quali dovrebbero essere la meraviglie che si potrebbero vedere all’interno. Per il resto la cittadina non presenta nulla di interessante se non una bellissima scenografia con le caratteristiche case imbiancate a calce.

 

Moulay Idriss

La Piazza principale di Moulay Idriss

trasporti a Moulay Idriss

 

 

Meknes

 

Riprendiamo la strada per percorre i circa 35 km che ci separano a Meknes. Raggiungiamo la città per l’ora di pranzo, che visitiamo nel pomeriggio. La città di 680.000 abitanti si trova al centro di un fertile altopiano attraversata dal fiume Boufekrane, ai piedi dei monti dell’Atlante. E’ la terza città imperiale del Marocco e deve il periodo di maggior splendore a Moulay Ismail , uno dei sovrani più sanguinari che questo paese abbia avuto, vissuto tra il XVII e XVIII secolo, ma anche quello che ne fece una grande potenza. La città è divisa in due, come è tipico di molte città marocchine, da una parte la Ville Nouvelle, la città nuova costruita dai francesi durante il loro protettorato nel secolo scorso, dall’altra la Medina, cinta ancora dalle sue mura, con all’interno il souq e i monumenti di interesse turistico.

 

Visitiamo innanzi tutto la piazza principale, chiamata piazza El Hedim. E’ una piazza di ampio respiro che si apre davanti alla porta di Bab-el Mansour, sicuramente una delle più belle tra le porte imperiali del Marocco ed è delimitata da mura, con una serie chioschi in stile arabo che l’abbelliscono. Dall’altro lato della porta imperiale, c’è la porta di ingresso alla Medina. Affacciato sulla piazza c’è il Palazzo Dar Jamaï, risalente al XIX secolo e oggi uno dei musei più importanti del Marocco, con collezioni di ceramiche, tappeti, ricami, gioielli, tessuti e lavori in legno scolpito.

 

 

Meknes: piazza El Hedim

 

Meknes: porta di Bab-el Mansour

Meknes: piazza El Hedim

 

Meknes: Palazzo Dar Jamaï

 

 

 

Da qui attraversiamo la Medina, anche questa un concentrato di vita e attività commerciali, dove però non abbiamo trovato quell’insistenza pesante da parte dei venditori, tipica di altre città del Marocco. Quello che ci ha più colpito è stato l mercato dei generi alimentari ed in particolare il modo con cui viene esposta al pubblico la merce in vendita …. Giudicate dalle foto, possiamo solo dire che siamo rimasti stupefatti. Qualcosa di simile l’avevamo visto a Barcellona e forse la cosa non è casuale, deve trattarsi di una tradizione araba o berbera, trapiantata anche in Spagna.

 

 

Meknes: la Medina

 

 

 

Meknes: la Medina

 

 

I Magazzini del Grano meritano sicuramente una visita, si trovano fuori della città vecchia, a fianco di un grande bacino d’acqua (Bacino Aquedad), tuttora ricco d’acqua, che veniva utilizzata per la popolazione e per i giardini del sultano. I magazzini sono delle costruzioni imponenti, 23 grandi navate con volte a botte. All’esterno i resti di quelle che erano le Stalle Regie, molto affascinati per la scenografia di giochi di archi che presentano.

 

Meknes: Magazzini del Grano

Meknes: Stalle Regie

 

 

Visitiamo infine il Mausoleo di Moulay Isamil, finalmente uno dei pochi in cui possono entrare anche i non mussulmani … e ne vale sicuramente la pena! Magnifico per la struttura e per la ricchezza di decorazioni!

 

 

Meknes: Mausoleo di Moulay Isamil

 

Meknes: Mausoleo di Moulay Isamil

 

Finiamo la visita sull’imbrunire e riusciamo a dare un ultimo sguardo alla magnificenza delle mura della città e delle sue porte di accesso.

 

Meknes: mura e porte della città

 

 

Ripartiamo per Fèz che è ormai sera sempre con i nostri taxi. La distanza che separa le due città non è molto, ma essendo calato il sole dobbiamo fermarci lungo la strada, per dare la possibilità ai nostri autisti di rompere il digiuno!

 

Raggiungiamo l’albergo di Fèz che in piena notte. La scena sicuramente buffa è stata quella di arrivare in uno degli alberghi più belli e lussuosi che abbiamo visto in Marocco con dei taxi così sgangherati, peccato che nessuno l’abbia ripresa, doveva essere alla Fantozzi!

 

Fèz (o Fès)

 

Il sesto giorno del tour è interamente dedicato alla visita della città di Fèz. La città, che conta 1 milione di abitanti, è divisa in tre distinte parti: Fèz el Balì, è la parte più antica, fondata nell’809 d.c. dal Moulay Idriss, Fèz el Jedid è la nuova Medina costruita nel XIII secolo ed infine la Ville Novelle sorta al tempo del protettorato francese. Il contrasto che si presenta agli occhi del visitatore è notevole: si va dai larghi viali ricchi di moderne costruzione della città nuova, con un incessante traffico di auto, camion e pullman tipico delle nostre città, al labirinto di viuzze della vecchia Medina dove senza esagerare si fa un tuffo nel medioevo: gli artigiani ancora si vedono al lavoro con le stesse tecniche e le stesse attrezzatura vecchie di secoli e il solo mezzo di trasporto in uso è tuttora l’asino, che può essere affittato come un normale taxi. Proprio per questo il fascino di Fèz è unico e dopo averla visitata lascia un ricordo contrastante: di esaltazione per gli aspetti ancora antichi e genuini che offre, ma allo stesso tempo di sgomento nel vedere un lavoro artigianale quasi ai limiti dello sfruttamento.

 

La prima visita che dedichiamo è quella al Palazzo Reale. Come al solito ci si deve limitare ad una visita esterna ed ad ammirare le pur sempre spettacolari porte di ingresso. Il palazzo si trova al limite di Fèz el Jedid e confina con la Ville Novelle, da cui si raggiunge tramite un bellissimo viale alberato. Le porte di acceso al palazzo sono opere di notevole pregio: decorate con magnifici mosaici e stucchi tipici dell’arigianato locale, bellissime sono le porte in bronzo per l’incredibile lavorazione decorativa. Rimane il rimpianto di non poter vedere l’interno e gli 80 ettari di giardini e parchi che lo circondano!

 

Fèz: panorama

Fèz: porte del Palazzo Reale

 

A ridosso delle mura, sul retro rispetto al viale di accesso, inizia il caratteristico quartiere Mellah, era il quartiere abitato dagli ebrei e le loro case, con i caratteristici balconi che si affacciano sulla via, sono nettamente diverse e quindi facilmente distinguibili dalle tipiche abitazioni arabe, dando un fascino particolare a tutta la zona.

 

Fez: ingresso laterale del Palazzo Reale

quartiere Mellah

Fez: quartiere Mellah

Fez: quartiere Mellah

 

Ci traferiamo quindi con il pullman alla porta di ingresso della Fèz el Balì, cioè della vecchia Fèz, per visitare la Medina e i monumenti che questa racchiude. Attraverso la porta di accesso principale, chiamata Bab Bou Jeloud, entriamo in un vero e proprio labirinto di vie tortuose e strette, piene di vita, con botteghe artigianali e negozietti ovunque, per passare bisogna farsi largo tra donne, bambini, venditori, mendicanti e asini. Tutti chiedono e invitano, l’unica cosa da fare è procedere dritti per la propria strada evitando di dare la minima attenzione o anche un semplice sguardo a quello che viene offerto, solo così si sfugge alle richieste assillanti che ci vengono rivolte. Per fortuna che abbiamo una guida, altrimenti sarebbe impossibile orientarsi per persone estranee all’ambiente come noi, ma il fascino che se ne ricava è unico e questo ritorno al passato non si può assolutamente perdere.

 

Fèz: la porta Bab Bou Jeloud

aspetti della Medina di Fèz

 

All’interno della Medina raggiungiamo la Moschea Kairaouine del XIV secolo, dove sono ammessi solo i mussulmani e pertanto ci si deve limitare a osservare l’ingresso, e la contemporanea Medersa el-Attarine, struttura annessa ma separata della moschea, che invece è visitabile. Si accede ad un ampio e bel cortile, ricco di stucchi, dove ai lati si affacciano le aule per l’insegnamento. All’interno della Medina visitiamo anche il Museo Dar Batha con collezioni di opere d’arte dell’artigianato marocchino, ospitato un affascinante palazzo in stile ispano-moresco, del secolo scorso.

 

Fèz: Medersa el-Attarine

 

La visita alla zona delle concerie è quella più impressionante, sia in positivo che in negativo. La cosa che prima di tutto colpisce è un odore sgradevole, ai limiti della sopportazione, che aumenta sempre di più a mano a mano che ci si avvicina. Si riesce ad avere una visione panoramica delle concerie e della città da una terrazza di un edificio che domina la zona, adibito ovviamente a centro commerciale di prodotti di pelle. Grazie a delle foglie di menta che ci vengono offerte si riesce a sopportare l’odore e a osservare lo spettacolo sottostante: in basso si vede una serie di vasche che contengono liquidi dei più svariati colori dove operai seminudi immergono le pelli per ammorbidirle e colorarle, immergendovisi fino alla cintola. Più in bassa c’è una serie di vasche bianche, chiaramente contenenti calce, dove le pelli appena scuoiate subiscono il primo trattamento. La vista è affascinante, ma nello stesso tempo sconvolgente: il vedere delle persone che lavorano in quelle condizioni e in un tale ambiente ci lascia molto perplessi e a poco valgono le giustificazioni della guida che ci dice che quelli sono gli operai meglio pagati del Marocco.

 

Fèz: le concerie

Raggiungiamo infine la zona dei ceramisti: si trova fuori le mura della città, dove vi è stata trasferita da non molto in quanto i forni di cottura della ceramica vengono tuttora alimentati a sansa (il residuo della lavorazione delle olive), che provoca pesanti emissioni di fumi nell’ambiente. Qui vengono prodotti i famosi mosaici di Fèz: dalle mattonelle di maiolica dei più svariate colori, anche queste prodotte qui, vengono ricavate a mano con l’uso di un martelletto le tessere di varie forme, che poi gli artisti utilizzano per fare il mosaico. Il lavoro manuale è sempre affidato a dei ragazzi, talvolta forse troppo giovani, come anche quello di decorazione delle ceramiche.

 

Fèz: preparatori di tessere per mosaici

Fèz: decoratore

Tipico mosaico di Fèz

 






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