**La femme amazigh Depuis l'antiquité la femme amazigh jouait un rôle trés essentiels dans la vie quotidienne de la societé amazigh c'était-elle qui fesait tout. Elle entretenait la maison, préparait la cuisine, s'occupait de ses enfants, ramenait du bois, de l'eau, semait la terre et les âmes de tout ce qui est bon et encore plus elle gardait nos traditions et notre existance. Comme vous savez tous la culture amazigh est beaucoup plus orale, alors grâce à la femme, notre culture est toujours vivante et nous pouvons la voir actuellement devant nos yeux. Combien de générations de la grand mère à la mère et de la mère à sa fille, cette culture s'est-elle transmise ? Le but était de toujours de garder le trésor : la culture amazigh !!! Des poèmes, des proverbes et encore plus, elle était artiste sans savoir qu'elle était... C'était une bibliothèque vivante qui parlait d'une génération à l'autre . merci et mille merci aux femmes amazigh.
 

La mattina del settimo giorno ci aspetta un altro lungo trasferimento, da Fèz dobbiamo raggiungere Erfoud, ben 450 km che ci porteranno nella zona sud del Marocco, attraversando prima i monti del Medio Atlante e poi quelli del Grande Atlante.

 

Lasciamo Fèz e subito iniziamo a salire sulle montagne del Medio Atlante. A poco a poco cambia lo scenario, si attraversa ambienti sempre più ricchi di vegetazione, ma la sorpresa arriva poco dopo quando facciamo una sosta nella cittadina di Ifrane: stentiamo a credere ai nostri occhi …. se non fosse per qualche locale vestito in abiti tipicamente marocchini, avremmo creduto di essere in Svizzera. In effetti Ifrane fu costruita dai francesi ai tempi del loro protettorato, che vollero ricreare un tipico ambiente alpino. Anche oggi è un luogo di villeggiatura per lo sci in inverno e per sfuggire al caldo delle città in estate.

 

Ifrane

Ifrane

Ifrane

 

 

Dopo Ifrane la strada si inerpica sempre più fino a raggiungere il valico Col Dizad di 2176 metri. Scendendo sul versante sud dei Monti del Medio Atlante, l’ambiente cambia abbastanza bruscamente, diventa sempre più brullo: stiamo entrando nel sud dominato dal deserto. Anche i tipi di abitazione cambiano e assumano le caratteristiche tipiche di tutto il sud: innanzi tutto il colore, sempre ocra, che si confondono con l’arido ambiente circostante, sia quelle costruite in terra e paglia, che quelle in mattoni; è infatti l’unico colore che nasconde gli effetti del vento del deserto. Anche l’aspetto delle abitazioni è diverso, si presentano all’esterno chiuse da mura, senza finestre, tutta la vita della casa si svolge all’interno attorno al caratteristico cortile interno.

 

Passo Col Dizad di 2176 m

 

 

Raggiungiamo Midelt per il pranzo, una cittadina posta in un ampio altopiano tra la catena del Medio Atlante e il Grande Atlante. Siamo già in una zona desertica, la cittadina non offre molto se non una bella vista sui monti circostanti.

 

Midelt

 

 

Si riparte dopo aver pranzato e iniziamo ad affrontare i monti della catena del Grande Atlante. Attraversiamo zone veramente spettacolari, montagne rocciose, bellissime gole, a nessuna vegetazione. Si discende infine nella valle del fiume Ziz: è il fiume che porta la vita in questa zone desertica, dove passa c’è un rigoglio di vegetazione, in particolare palmeti, che contrasta con il deserto circostante. Qualcosa di analogo avevamo visto in Egitto, lungo la valle del Nilo.

 

 

Tra i monti del Grande Atlante

 

 

 

 

 

Valle dello Ziz

 

Raggiungiamo Erfoud nel pomeriggio e subito proseguiamo con dei fuoristrada per raggiungere le Dune di Merzouga che distano una ventina di km dalla città. E’ una zona di dune di sabbia alte dai 50 ai 100 metri, che si estende per qualche decina di chilometri fino al confine algerino, lo spettacolo che offre è veramente suggestivo: siamo in quello che orami noi occidentali identifichiamo come “deserto” e assistervi ad un tramonto del sole è un’emozione unica.

 

 

 

Erfoud: Dune di Merzouga

 

 

 

Tra Erfourd e Zagora

 

L’ottavo giorno partiamo da Erfourd per raggiungere Zagara: 350 km lungo una strada attraverso una zona desertica e montuosa. Prima di partire non manchiamo di dare un’occhiata ad una vicina fabbrica dove lavorano il marmo nero fossile, estratto dai giacimenti di cui la zona è ricca, per gli amanti dei fossili come noi è una vera Mecca ed è molto difficile non cedere alla tentazione visto anche che sono anche a buon mercato … l’unica remora è il limite del peso che abbiamo nell’aereo di ritorno!

 

 

 

Fossili ad Erfoud

la guida in costume tradizionale

 

Rissani

 

A pochi km da Erfourd ci fermiamo a visitare la cittadina di Rissani. Un tempo molto famosa perché era un importante crocevia di comunicazione e commercio, oggi la si visita principalmente perché conserva tuttora alcuni monumenti legati alla dinastia alawita, quella a cui appartiene l’attuale casa regnante, che ha avuto le sue origini proprio in questa città. Visitiamo innanzi tutto le rovine di Ksar Aber, un palazzo del XIX secolo un tempo destinato ad ospitare i membri della famiglia caduti in disgrazia o indesiderati. Conserva ancora un aspetto imponente, con cortili interni dove all’origine doveva esserci un giardino tropicale. Le strutture abbastanza diroccate sono però abitate da povere famiglie e tra questi ruderi schiamazzano tranquilli polli e galline! Completamente diverso è invece il sepolcro di Moulay Ali Cherif, il fondatore della dinastia alawita, molto ben curato e sorvegliato a vista da guardie. Si può accedere nel bellissimo cortile interno, dove c’è un rigoglioso giardino tropicale, ma l’acceso alla tomba non è consentito ai non mussulmani, anche se un’occhiata dall’esterno si riesce a darla.

 

 

Rissani: porta della città

Rissani: palazzo Ksar Aber

 

 

 

Rissani: palazzo Ksar Aber

Rissani: fonte d’acqua pubblica

Rissani: sepolcro di Moulay Ali Cherif

 

 

 

Rissani: sepolcro di Moulay Ali Cherif

Rissani: sepolcro di Moulay Ali Cherif

 

Il viaggio prosegue fino poi fino a Zagora con soste tecniche durante il percorso. Quello più entusiasmante è lo spettacolo naturale che abbiamo visto, non ho parole per descriverlo, una strada che si snoda all’infinito nel deserto, circondate da monti imponenti e di quando in quando un villaggio addossato ad una zona ricca di acqua dove si concentra una vegetazione lussureggiante che contrasta con l’aridità circostante. Ma più che le parole valgono le foto per dare un’idea.






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