**La femme amazigh Depuis l'antiquité la femme amazigh jouait un rôle trés essentiels dans la vie quotidienne de la societé amazigh c'était-elle qui fesait tout. Elle entretenait la maison, préparait la cuisine, s'occupait de ses enfants, ramenait du bois, de l'eau, semait la terre et les âmes de tout ce qui est bon et encore plus elle gardait nos traditions et notre existance. Comme vous savez tous la culture amazigh est beaucoup plus orale, alors grâce à la femme, notre culture est toujours vivante et nous pouvons la voir actuellement devant nos yeux. Combien de générations de la grand mère à la mère et de la mère à sa fille, cette culture s'est-elle transmise ? Le but était de toujours de garder le trésor : la culture amazigh !!! Des poèmes, des proverbes et encore plus, elle était artiste sans savoir qu'elle était... C'était une bibliothèque vivante qui parlait d'une génération à l'autre . merci et mille merci aux femmes amazigh.
 

Da Ourzazte a Taroudant

 

L’undicesimo giorno è un giorno di trasferimento, da Ourazazate dobbiamo raggiungere Taroudant, nelle vicinanze della costa atlantica. Dobbiamo attraversare i monti dell’Antiatlante, per un totale di circa 300 Km. A circa trenta di km da Ourzazate ci fermiamo a visitare la cittadina di Aït Benhaddou in cui rimaniamo fino all’ora di pranzo.

 

 

 

 

Aït Benhaddou

 

La cittadina conserva una delle più belle casbah di tutta la zona, inserita in una bellissima scenografia, tanto che è stata scelta come set per famosissimi film, come Lawrence d’Arabia, Gesù di Nazaret e recentemente Il Gladiatore (c’è ancora il grande spiazzo dove venne ricostruito l’anfiteatro romano). La popolazione vive quasi esclusivamente sull’attività turistica, ma tutte le attività commerciali sono concentrate lungo la via di accesso al centro antico, che poi si raggiunge attraversando un grosso letto di un fiume in secca. All’interno si sale verso il punto più alto del paese, attraverso stretti vicoli, con case che per la maggior parte sembrerebbero disabitate. Dall’alto si gode un bellissimo panorama che spazia su tutta il paese, la casbah sottostante e il deserto circostante.

 

Aït Benhaddou

Aït Benhaddou

 

 

Lasciamo nel pomeriggio Aït Benhaddou e si prosegue sempre attraverso zone desertiche su una strada che sale sui monti dell’Antiatlante, dominata però sulla sinistra dalle imponenti montagne del Grande Atlante, con le cime innevate. A poco a poco però la vegetazione inizialmente molto scarsa, inizia a comparire sempre più numerosa: è il segno che si sta abbandonando la zona desertica. Infine compaiano estensioni che si perdono a vista d’occhio di alberi di Argan e capre ovunque, ma quello che ci colpisce è il fatto che molte sono salite su questi alberi per brucarne tranquillamente le folglie!

 

Taroudant

 

Arriviamo in serata a Taroudant. E’ una città di circa 70.000 abitanti, ancora racchiusa nelle sue mura color ocra che la circondano per ben 15 km. Sono costruite in pisè (blocchi di terra cruda) e sono le meglio conservate di tutto il Marocco. A differenza di altre città del meridione, non c’è qui una Ville Novelle, in quanto la città non fu amministrata dai francesi all’epoca del loro protettorato. Oltre le mura la città non offre molto di più da vedere, c’è ovviamente un souq grande e commercialmente importante per i villaggi del circondario, in cui come usuale gli spazi sono divisi secondo le attività commerciali.

 

 

Taroudant

 

 

 

Da Taroudant a Marrkech

 

E’ il dodicesimo e terzultimo giorno del nostro tour in Marocco. Ci aspettano ben 428 km per andare da Taroudant a Marrakech e durante il viaggio è prevista una sosta ad Agadir e la visita della città di Essaouira, dove è previsto anche il pranzo. La giornata non è delle migliori, il cielo è abbastanza coperto, anche se non c’è minaccia di pioggia. Si percorrono i circa 80 km che separano Taroudant da Agadir in un paesaggio semidesertico dominanto dalle piante di Argan e tantissime capre, molte arrampicate sugli alberi.

 

capre su piante di argan

 

 

 

Agadir

 

La città, che conta quasi 700.000 abitanti, si trova in una baia, sull’oceano atlantico. Subì nel 1960 uno dei più devastanti terremoti dell’era moderna, che la rase praticamente al suolo, facendo migliaia di morti. Lo ricordiamo benissimo, allora eravamo ancora studenti e furono organizzate collette e altre forme di aiuti per gli abitanti colpiti da questo disastro. Fu ricostruita completamente e oggi appare al turista come una città moderna con squadrati quartieri residenziali e bellissimi viali alberati. Ma la fama della città è la sua spiaggia, meravigliosa e molto ben tenuta, a forma di mezzaluna. Grazie alla pozione estremamente favorevole è protetta dalle correnti atlantiche e dai venti. Se a questo si aggiunge un ottimo clima per almeno 300 giorni all’anno si capisce come questa città sia diventata la principale meta del turismo balneare del Marocco. Passeggiamo per un po’ lungo un bellissimo lungomare ricco di palme, delimitato da moderni alberghi, ristoranti, sale giochi, in pratica tutte le attrazioni più tipiche di una città di riviera. Purtroppo il tempo coperto non ci permette di apprezzare appieno lo splendore di questa baia.

 

 

 

 

Agadir

 

 

Lasciata Agadir si prosegue lungo una strada panoramica che costeggia l’oceano atlantico. La costa offre dei bellissimi spettacoli: colline che si gettano sul mare, a volte in modo scosceso, spesso delimitando spiagge ampie a sabbiose. Pochissime le abitazioni, le spiaggia sembrano lasciate allo stato naturale. La vegetazione è scarsa, spesso si attraversano zone completamente brulle. Lo spettacolo comunque è veramente bello, ogni volta che si apre una nuova vista c’è forte il desiderio di fermarsi, ma anche il rammarico di non poterlo vedere con un cielo azzurro e il sole che sicuramente ne avrebbe esaltato la bellezza.

 

La costa atlantica tra Agadir ed Esaouria

 

 

Essaouira

 

In tarda mattinata arriviamo ad Essaouira, giusto il tempo per fare una prima visita alla città prima del pranzo. E’ una delle ci città del Marocco che più ci ha entusiasmato. Non è grande, ha circa 70.000 abitanti e si presenta agli occhi del visitatore ancora chiusa nelle sue mura fortificate su uno sperone roccioso che domina l’oceano. La città ha antichissime origini fenicie, nel XV secolo fu conquistata dai portoghesi, che vi stabilirono un centro commerciale e militare e le diedero il nome di Mogador. A metà del 1500 fu riconquistata dagli arabi, ma la sua struttura attuale la deve ai lavori fatti eseguire nel XVIII secolo dall’allora sultano Mohamed ben Abdallah, che affidò la ristrutturazione ad un architetto francese che riuscì a far convivere in modo egregio lo stile marocchino con quello europeo, tanto che il sultano entusiasta volle cambiagli nome in Essaouira, cioè “ben disegnata”. Ed in effetti il nome non può essere più che appropriato. Bellissime ed imponenti sono le fortificazioni che si ergono di fronte all’oceano, ma molto affascinanti sono anche le strette vie interne, pieni di negozi e attività artigianali, e le ampie piazzette che si aprono improvvisamente, aumentandone il fascino. Bellissimi palazzi, molti che ricordano lo stile portoghese, si notano un po’ ovunque. Una cosa che colpisce molto è il notare che qui non c’è l’assalto al turista come nelle Medine della altre città marocchine, sembra quasi di essere in Europa e in più, per me che non amo contrattare, si trovano anche negozi con i prezzi fissi!

 

Molto bella e caratteristica è anche la zona del porto piena di vita e il vicino mercato del pesce, dove al brulicare di gente tipico di un luogo come questo si aggiunge un numero impressionante di gabbiani pronti a gettarsi sugli scarti di pesce che i venditori gettano via.

 

 

Essaouria

 

 

Nel tardo pomeriggio si riparte per Marrakech, dove arriviamo in serata, anche con un po’ di amarezza pensando che questa è l’ultima tappa del nostro tour.






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